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Chi siamo, piuttosto... e vogliamo parlare di noi e del nostro abitare i media, perché li studiamo con la volontà di scoprire come ci cambiano. C'è, infatti, chi (David J. Bolter, per la precisione) sostiene che "Un medium è ciò che rimedia". Perché rimediando, allora? Perché vogliamo parlare di come si trasforma il nostro modo di essere, comunicare, studiare, pensare, per effetto del nostro stare personalmente in rapporto con (tutti) i media. E vogliamo farlo con voi. Qui, dunque, raccontiamo idee, riflessioni, scoperte (viste, linkate, ascoltate, lette, incontrate, sognate, viaggiate, e chissà cos'altro). Tutto scrivendo, perché "Scrivere è divenire. Non divenire scrittore (o poeta), ma divenire, verbo intransitivo" (Trinh T. Minh-ha).

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mercoledì, novembre 14, 2007

Ricordi mediatici

Prendendo spunto "Ricordi di famiglia e media" (per scoprire cos'è basta andare qui) e sollecitati dalla lettura del libro della Frugoni Il medioevo sul naso, vorremmo provare a scoprire la nostra esperienza come un tessuto di mediazioni e allo stesso tempo scoprire cosa è un media, cioè cercare di capire, calandola nel nostro vissuto personale, l'affermazione 'i media sono tutti quegli strumenti che fanno da mediazione tra noi e ciò che ci circonda'.
Per farlo proponiamo un gioco: inseriamo tra i commenti a questo post dei ricordi personali in cui un oggetto ha cambiato il nostro modo di percepirci, o di percepire gli altri o ciò che abbiamo intorno. Tra gli strumenti analizzati dalla Frugoni nel suo testo ce ne sono di molto comuni (ad esempio la forchetta), la proposta è quindi di indirizzarci verso strumenti che generalmente non vengono riconosciuti come tecnologie (in quanto l'elemento macchina non è palese).

Per capire un gioco la strada migliore è giocare.
Diamo il via alla scrittura...
rimediato da: confidenze alle ore 11:26 | link | commenti (1)
medi-azioni: media, scrittura, gioco

Commenti
#1   14 Novembre 2007 - 14:59
 
Ricordo, quando da bambina andavo a casa di mia nonna, che avevo a mia disposizione un cassetto di un armadio.
Un banalissimo cassetto, un penultimo cassetto di un armadio. Piena di aspettative, ogni volta che lo aprivo, la sensazione di trovare qualcosa di mio che chissà come era finito lì, era fortissima.

A distanza di anni, non ho altri ricordi di quella casa se non il ricordo dell'apertura di quel cassetto. Ne ricordo bene il posizionamento, il colore, la stanza e mi fa pensare alla mia presenza in quella casa e a come mi sentivo identificata da lui.
utente anonimo

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